Renzo Piano, Richard Rogers, Centro Georges Pompidou (Parigi, 1971-1977)

UNA NAVE SPAZIALE ATTERRATA A PARIGI

Il Centro Pompidou (Centre National d’Art et de Culture Georges Pompidou, o Beauborg) è una grande struttura progettata da Renzo Piano, Richard Rogers e Gianfranco Franchini nel vecchio quartiere del Marais a Parigi,  in Rue Beaubourg 19. Nasce all’interno di un concorso di architettura indetto dal Ministero per la Cultura francese nel 1971. E’ da allora diventato polo espositivo importante, è secondo solo al Louvre a livello di visite giornaliere nei musei di Parigi. Il Centro Pompidou di Parigi rappresenta una svolta importante per Piano e Rogers, che acquisiscono con questo progetto fama internazionale. Cambiò di fatto la loro visibilità ponendoli immediatamente nello star system.

Porzione di prospetto
Centro Pompidou, esterni – Foto di Gerhard Bögner

CONSIDERAZIONI POLITICHE E URBANE

All’interno di una discussione più ampia, è importante e rilevante considerare che Il Centro Pompidou di Parigi ha significato una svolta importante nell’architettura del periodo. Voluto dal presidente Pompidou, il quale agevolò lo sviluppo di esperimenti urbani come il Font de Seine, il progetto del Centro annoverava tra i suoi esponenti anche l’ingegnere Jean Prouvè, in riferimento alla Maison du Peuple a Clichy. Un riferimento al concetto di fluidità e flessibilità spaziale ricercato in questa grande opera. E’ da considerare il segnale di un indirizzo politico applicato all’architettura ed allo sviluppo urbano. Nello specifico, la volontà francese era quella di divenire crogiolo, attraverso opere importanti, di uno sviluppo urbano che si sviluppasse mediante l’esemplarità dei nuovi monumenti, concepiti all’interno di una pragmatica modernizzazione delle principali città.

Pompidou vista esterna
Centro Pompidou, Vista dalla piazza – Foto di pixabairis

CONSIDERAZIONI SUL PROGETTO

Il progetto del Centro Pompidou di Parigi contiene una serie di elementi originali che in qualche modo si contrappongono dalla tendenza italiana dell’epoca verso la riscoperta della tipologia. Spazi serventi vengono manipolati, messi a nudo e posti all’esterno dell’edificio, come una manifestazione esibizionista di quegli impianti tecnologici in opposizione a quell’insegnamento di Louis Kahn che ne indicava l’occultazione. E’ una manifestazione quasi simbolica che da inizio, o comunque in qualche modo compatta, quel rinnovamento del linguaggio all’interno di una tendenza internazionale atta all’esibizione di impianti e strutture portanti. Tendenza però anche da molti contrapposta, sopratutto in Italia, dove metodi e tradizioni riguardanti il tema del progettare in centri storici ritrovavano i propri riferimenti negli insegnamenti di E.N.Rogers, attraverso lo studio e l’interpretazione analogica ed intellettuale della storia dei luoghi e delle preesistenze (Trattate ne Gli Elementi del Fenomeno Architettonico). Avevano d’altra parte esempio compiuto e tangibile nella Torre Velasca, inserita con un’approccio all’analogia all’interno della fenomenologia urbana di Milano.

Rapporto con la piazza
Centro Pompidou, rapporto con la piazza ed il contesto – Foto di edmondlafoto

E’ tuttavia importante precisare gli elementi che riuscirono poi a distinguere Renzo Piano dal concetto High Tecnology inglese, portandolo a un punto successivo di questo cammino all’interno del linguaggio architettonico. Per meglio dire egli si differenziò per esser rimasto fedele alla sua identità italiana, focalizzando la direzione del suo linguaggio verso il dettaglio costruttivo, lo studio del materiale, la naturalità del segno architettonico. Una leggerezza inedita, dotata di un’attenzione maniacale verso il dettaglio, le connessioni, i giunti.

La città è una stupenda emozione dell’uomo. La città è un’invenzione, anzi: è l’invenzione dell’uomo! (Renzo Piano)
Tunnel in quota
Centro Pompidou, tunnel in quota con vista panoramica – Foto di 139904

Analizzare per noi il Centro Pompidou è senza dubbio interessante sotto il profilo dello sviluppo urbano di Parigi. E’ un progetto urbano, oltre che architettonico. La zona del Marais, che andava verso un degrado, ospita ora, ormai da oltre 40 anni, una delle architetture Simbolo di Parigi. Con oltre 7 milioni di visite l’anno è stato oggetto di ristrutturazione, su progetto dello stesso Piano, per poi essere riaperto nel 2000. Il Centro Pompidou di Parigi è catalizzatore del processo urbano, testimone di un’epoca contrassegnata da cambiamenti importanti nel tessuto urbano francese (ma anche europeo). E anche se potremmo definire il carattere di quest’opera diretto (per non dire esibizionista) è comunque da comprendere ed apprezzare le conseguenze in termini di fenomenologia urbana di Parigi e il ruolo che ha indubbiamente ricoperto. Trasformò di fatto la zona Marais in un luogo vivace e multiculturale, e nonostante le critiche dell’epoca ma anche recenti verso questa opera va sottolineato questo successo sotto il profilo architettonico e urbanistico.

Non si può pensare un’architettura senza pensare alla gente.
(Richard Rogers)

VISTA AEREA

Vista Aerea
Centro Pompidou – Vista Aerea – Copyright @ Google Earth

SCHIZZI DI PROGETTO

Schizzo del prospetto
Centro Pompidou – Schizzi di Renzo Piano
Schizzo della sezione
Centro Pompidou – Schizzi di Renzo Piano

DISEGNI

Pianta al suolo
Centro Pompidou – Pianta Copertura / contesto
Prospetto
Centro Pompidou – Prospetto
Assonometria isometrica
Centro Pompidou – Assonometria Isometrica

DESCRIZIONI E CITAZIONI ESTERNE

Renzo PianoRichard Rogers
Un’icona architettonica immediata di Parigi – il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou (Centre Pompidou o Beaubourg) – è una vasta struttura multidisciplinare, una fabbrica di cultura che conserva ed espone importanti collezioni d’arte moderna.

È un luogo in cui si intrecciano i numerosi filoni della cultura contemporanea: arte, design, letteratura, musica e cinema. Il centro è come un’enorme nave spaziale fatta di vetro, acciaio e tubi colorati che sarebbe atterrata inaspettatamente nel cuore di Parigi dove avrebbe rapidamente messo radici profonde.

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Il progetto è stato concepito nel 1969 dall’allora presidente francese Georges Pompidou. Un concorso internazionale è stato lanciato dal Ministero della Cultura francese nel 1971, a cui hanno partecipato e vinto Renzo Piano e Richard Rogers. Il sito di due ettari, il “Plateau Beaubourg”, si trova ai margini del Marais proprio nel fitto tessuto urbano della vecchia Parigi. Metà dell’area è occupata dall’edificio con l’altra metà, seguendo una strategia di progettazione radicale, dedicata alla creazione di uno spazio pubblico: la piazza, ‘parvis’, che sfuma dolcemente verso l’ingresso del piano inferiore .

L’intera struttura dell’edificio di 10 piani (7 fuori terra, 3 sotto) è in acciaio. Enormi capriate di 48 m coprono l’intera larghezza dell’edificio. Sono collegati alle colonne alle estremità da una “gerberette” in acciaio pressofuso. Questo insieme massiccio e visibile di componenti strutturali elimina la necessità di supporto interno e consente quindi la creazione di enormi spazi aperti. I plateau risultanti di 50 x 170 m possono essere organizzati e attrezzati per qualsiasi attività. Per ottenere la massima flessibilità all’interno di questi vasti spazi interni, i servizi e la circolazione sono stati collocati al di fuori di essi. Ascensori e scale mobili sono contenuti nella struttura di supporto sulla facciata della piazza. Le scale mobili che zigzagano attraverso i tubi trasparenti nella parte anteriore dell’edificio offrono viste sempre più straordinarie su Parigi.

Le utility con codice colore (blu per l’aria, verde per l’acqua, giallo per l’elettricità e rosso per la circolazione verticale) sono posizionate lungo Rue Beaubourg, facciata sul lato della strada. Lasciando deliberatamente alle spalle la tradizione del monumento austero e impenetrabile, il Centro Pompidou è totalmente trasparente sia nel volto che nella funzione. È invitante e comprensibile.
Oltre al grande Forum di ingresso, ai principali spazi della galleria di livello superiore e alla vasta biblioteca (la Bibliothèque publique d’information, che si trova al primo, secondo e terzo livello dell’edificio principale), il sito ospita anche altri dipartimenti, tra cui l’Atelier Brancusi e l’IRCAM – l’istituto per la ricerca e il coordinamento di musica / acustica.

Nonostante la precedente diffusa opposizione al progetto, il pubblico ha rapidamente accettato il Centre Pompidou. Dall’apertura nel 1977 oltre 150 milioni di visitatori sono passati attraverso le sue porte. Questa straordinaria popolarità ha reso necessario chiudere l’edificio per rinnovare e ampliare gli spazi pubblici. Il Centre Pompidou ha riaperto nel 2000.(Renzo Piano

Il Centre Pompidou riunisce i temi che hanno caratterizzato l’architettura di Rogers dalla metà degli anni ’60: pelle e struttura, tecnologia e flessibilità, movimento e anti-monumentalismo.

L’edificio era concepito come un incrocio tra “Times Square computerizzata orientata all’informazione e il British Museum”, un luogo democratico per tutte le persone e il fulcro di un quartiere rigenerato della città.

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La metà dell’area totale disponibile del sito è stata destinata a piazza pubblica, il che significava che il Centro doveva essere abbastanza alto da ospitare 90.000 m² (un milione di piedi quadrati) di spazio. La decisione di posizionare la struttura e i servizi all’esterno è stata dettata dalla necessità di flessibilità interna, di conseguenza fornendo enormi distese di spazio ininterrotto su enormi pavimenti aperti: la scala sbalorditiva di questi spazi interni è libera dall’intrusione di servizi e scale .

Il sistema strutturale prevedeva una sovrastruttura in acciaio rinforzata ed esposta con pavimenti in cemento armato.

I servizi esterni danno scala e dettagli alle facciate, mentre la celebrazione del movimento e dell’accesso è fornita da ascensori e scale mobili. Il risultato è un edificio altamente espressivo e fortemente articolato che è diventato un punto di riferimento parigino.

Eppure il successo a Beaubourg è tanto urbanistico quanto architettonico. L’edificio e la grande piazza pubblica erano destinati a rivitalizzare una zona di Parigi in declino. Il vicino distretto del Marais, ora vivace e multiculturale, sottolinea il successo del ruolo del Pompidou come catalizzatore per la rigenerazione urbana.

Il radicalismo del Pompidou è ancora sorprendente e si è rivelato attraente per un vasto pubblico: oltre sette milioni di persone visitano l’edificio ogni anno. L’edificio e il suo straordinario contenuto rimangono più popolari che mai, mentre la folla riempie la piazza, raggruppandosi attorno a musicisti, acrobati e mangiatori di fuoco. Beaubourg – dentro e fuori – rimane magnetico come non mai. (Richard Rogers

BIBLIOGRAFIA

LINKS ED ALTRI CREDITI

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